CON IL SORRISO SULLE LABBRA REPRISE

Si è svolto venerdì 11 giugno 2021 presso l’Aula Formazione della Direzione ASP di Piazza Igea l’incontro tra alcuni dei partecipanti ai due laboratori de Con Il Sorriso Sulle Labbra 2019-2020, con la presenza del Dr. Salvatore Guastella, Direttore UOC Coordinamento di Staff e della Dr.ssa Letizia Drogo, Dirigente Psicologo – UOS Formazione e ECM. Il Dr. Roberto Farruggio, promotore di Con Il Sorriso Sulle Labbra presso ASP Ragusa, dopo aver ringraziato medici, operatori sanitari, dipendenti ospedalieri, infermieri, assistenti sociali e professionisti del mondo della Sanità che hanno sostenuto il progetto partecipando ai due seminari svolti in Azienda, ha portato i saluti dell’attrice e testimonial Francesca Nunzi impossibilitata a partecipare per impegni di lavoro a Roma. L’incontro si è aperto con la consegna degli attestati di partecipazione ai presenti del secondo laboratorio dello scorso ottobre. La pandemia ha poi reso impossibile ulteriori incontri fino ad aprile/maggio di quest’anno, e l’occasione è stata più che gradita per riprendere il percorso insieme. In tal senso sono stati molti i contributi dei partecipanti finalizzati alla continuazione delle esperienze in ASP di Con Il Sorriso Sulle Labbra, riassunte dal Dr. Salvatore Guastella che ha sottolineato come “la prossima esperienza vorrà prevedere una full immersion nella quale teatro e sanità possano convivere ancora meglio insieme al fine di creare quel sorriso e quel benessere terapeutico che soprattutto oggi la Sanità merita”.

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L’iter di “Con il sorriso sulle labbra”, inaugurato e dedicato a medici, dipendenti ospedalieri e personale sanitario dell’ASP Ragusa già dal 2019, è formato da due percorsi intimamente connessi tra loro, come due tempi di un unico film. In generale, Con il sorriso sulle labbra è un progetto rivolto ad ASP, ASL, IRCSS, Policlinici Universitari, case di cura private, accreditate e non, istituti ed Enti Sanitari con la finalità di realizzare una serie di incontri/seminari per addetti alla professione medica con l’obiettivo di trattare e sviluppare il seguente tema:

SOFFERENZA E LEGGEREZZA, UN BINOMIO POSSIBILE

Sul sito della Società Italiana di Medicina Narrativa, si legge che “con il termine di Medicina Narrativa (mutuato dall’inglese Narrative Medicine) si intende una metodologia d’intervento clinico-assistenziale basata su una specifica competenza comunicativa. La narrazione è lo strumento fondamentale per acquisire, comprendere e integrare i diversi punti di vista di quanti intervengono nella malattia e nel processo di cura. Il fine è la costruzione condivisa di un percorso di cura personalizzato (storia di cura) … … le persone, attraverso le loro storie, diventano protagoniste del processo di cura”.

Al di là delle varie competenze medico-scientifiche che intervengono sul processo di cura, crediamo che un rapporto si possa instaurare anche tra chi cura e il paziente, i familiari, e tra medici ed operatori sanitari stessi. Anche qui si generano storie che presentano momenti in cui il sorriso può nascere tra le parti. L’idea dei seminari prende spunto dal presupposto che il ridere sicuramente costituisce una terapia naturale per la salute di tutti. Gli incontri si svolgeranno come la narrazione di un racconto, ovvero la narrazione della risata da parte di chi ne esercita la tecnica (in questo caso la Madrina e Testimonial del Progetto, Francesca Nunzi nelle sue vesti di coordinatrice artistica), traendo spunto dalla realtà, per far ridere gli altri; dall’altra la narrazione di storie di sofferenza e di conflitti nell’ambito sanitario che presentino in nuce elementi di ilarità anche involontari.

Proprio questo è uno degli obiettivi del progetto. È un canovaccio tipicamente teatrale suddiviso in due tempi in cui, nel primo, si fa conoscenza tra Maestri della risata e Medici e Operatori sanitari al fine di far uscir fuori, dalle rispettive anamnesi, storie, competenze ed esperienze. Per specificare meglio:

a) nel primo tempo l’obiettivo degli incontri è rappresentato dal confronto e racconto formativo ed informativo di storie di sanità, in cui da un lato possano far capolino elementi di sofferenza, disagio e conflittualità tra medici, pazienti e loro familiari, fra operatori sanitari stessi e, dall’altro (lo ribadiamo), spunti  di involontaria ironia nascosti tra le pieghe delle narrazioni. Spetterà quindi ai “competenti della risata” creare una sorta di provino generale durante il quale, dopo le presentazioni degli attori in campo, questi “provineranno” con l’ascolto -ma anche con la discussione, la riflessione e il confronto- le esperienze narrate da medici ed operatori;

b) nel secondo tempo, dalla narrazione si passerà alla scrittura di una bozza di storia, copione, musica, idea artistica per sommi capi o spunti. È un obiettivo importante perché la narrazione si trasformerà in storie di vite vissute, da parola narrata diventerà parola scritta, spunto artistico (prima abbozzato poi finale) verso cui si congiungeranno le esperienze e la tecnica del ridere, del sorriso, detenuta da chi la esercita per professione. Gli spunti e la storia (le storie) abbozzati saranno trasferiti ad esperti sceneggiatori ed artisti per essere trasformati in più monologhi teatrali, pièce, musica, concretizzate cioè in molteplici forme artistiche possibili, al di là dell’obiettivo primario del percorso, da rappresentare sul palcoscenico del Teatro della Salute!

Naturalmente l’aspetto della “trasformazione della prima scrittura” si basa su una ipotesi di più appuntamenti, ogni volta con personaggi diversi nel ruolo di “Maestri del sorriso” che potranno affiancare la coordinatrice artistica Francesca Nunzi. Alla fine si avrà tanto materiale nato da storie sanitarie vere e diverse. Queste, trasformate in sketch,  narrazioni e rappresentazioni brillanti ed in forme d’arte ulteriori, possono diventare narrazioni e momenti di intrattenimento nei quali anche il dolore può sublimarsi, in molti casi, in sorriso e benessere terapeutico.

Ma c’è di più.

Il teatro e l’arte in generale sono una dimensione che appartiene a tutti. È la dimensione più umana che esista, dove tutto è finto ma niente è falso (Proietti). Il Teatro è studio, il teatro è passione, il teatro è diventare un personaggio che acqueti la persona che siamo e la reintroduca in un dietro le quinte -spazio opposto al palcoscenico- che è la naturale piattaforma in cui ogni giorno viviamo.

Dire che la vita è una commedia in realtà equivale a dire una delle Verità più Assolute che esistano. La competitività e la quantità, che oggi vanno sempre più a discapito della qualità e contro cui ogni giorno dobbiamo misurarci, stanno erodendo sempre più la libertà di essere quel che siamo e di cui non dobbiamo aver timore, né provare vergogna.

Tale forma di stress nell’esperimento che vogliamo portare avanti negli incontri deve andare sempre più scemando, proprio perché in quegli incontri persone e personaggi che siamo devono poter convivere tranquillamente, e attraverso la narrazione dei nostri conflitti liberarci dalle maschere che quotidianamente dobbiamo a tutti i costi indossare, diventando non un Io ma un Noi, contro il cancro morale e materiale rappresentato dal quel protagonismo individuale oggi dilagante.

È ciò che manca nella vita di tutti i giorni. La rilassatezza e la conseguente risata terapeutica dovrebbero e devono diventare materie di studio. Ecco perché la proposta, cioè creare dei seminari in cui ci si liberi dalle nostre forzate maschere per diventare tutti insieme attori e spettatori, si traduce nella possibilità di resettare il nostro modo di “recitare” giornalmente senza alcun collegamento con gli altri. Trasformarsi così in un “Attore Vero” -non più solo un Attore Protagonista Assoluto che “reciti contro” gli altri-, ovvero una Persona Vera (non personaggio) che grazie al sorriso e all’emozione si relaziona con chi recita, sul medesimo palcoscenico, il copione quotidiano della Vita Vera.

Questa è la vera idea ispiratrice del progetto perché la “comunicazione” tramite il sorriso è conseguenza gioiosa e giocosa di tale modo di intessere relazioni, non più fine a se stesso o ai nostri bisogni individuali ma aperte al benessere dell’altro, alle sue necessità che diventano nostre e viceversa. Questa è la lezione che auspichiamo si tragga da “Con il sorriso sulle labbra”.

Se accettiamo l’idea che il teatro e l’arte in generale possano diventare il nostro palcoscenico quotidiano nel quale sperimentare tutte le nostre relazioni, allora le idee che possiamo mettere in comune in questo progetto, anche a prescindere dalle finalità terapeutiche del sorriso, possono davvero moltiplicarsi e generare un nuovo modo per sublimare gli incontri e le relazioni che altro non sono se non un “primo atto teatrale” dove tutto sarà poi svelato e compreso nel “secondo”. 

Roberto Farruggio – RF Comunicazioni

                              LA COACH TEATRALE E
                    TESTIMONIAL FRANCESCA NUNZI
“Conosco Francesca da 5 anni. La incontrai nell’ottobre del 2015 all’uscita del Teatro Ghione una sera a Roma, subito dopo la chiusura della tournée di successo “Ti amo o qualcosa del genere”, commedia brillante scritta e diretta da Diego Ruiz il quale, dopo la chiusura del sipario, mi fece la cortesia di farmi conoscere il cast. In quella commedia Francesca mi e ci fece ridere tantissimo, veramente, insieme a Gaia de Laurentiis, Roberto Ciufoli e lo stesso Diego. La salutai da lontano su via delle Fornaci perché stava correndo a casa, lei romana de Roma, e notai il suo sorriso. Definirlo smagliante sarebbe puerile e banale, diciamo che per me il suo sorriso fu fin da subito uno di quei sorrisi che “ti fa star bene”. Da allora ebbi modo tante altre volte di averla ospite nei miei piccoli eventi locali, e in ogni occasione in cui ci sentivamo per metterci d’accordo su come e quando programmare la sua presenza, era sempre facile colloquiare con lei e decidere le modalità per ospitarla. Formatasi come attrice nel laboratorio del M° Gigi Proietti e con una carriera davvero sfavillante per i successi conseguiti in teatro, al cinema e in tv, restavo ogni volta stupito della sua disponibilità e cordialità,  come se la fama meritatamente guadagnata non le avesse per niente fatto venir meno una delle caratteristiche più importanti che dovrebbe connotare ogni essere umano, e cioè l’umiltà. L’umiltà è, per chi scrive, davvero la chiave di volta di ogni rapporto umano (Francesca me lo ha dimostrato tante volte), e se uniamo questo  pregio alla dote del suo sorriso che “ti far star bene” ecco che per me è stato facilissimo pensare di chiederle di diventare Madrina di questo progetto in fieri, perché  “il sorriso sulle labbra” è proprio il suo! Francesca già per due volte ha tenuto a battesimo i seminari svolti presso l’ASP7 di Ragusa riuscendo a coniugare tra loro riflessione e sorriso, impegno e voglia di imparare anche in una materia in cui leggerezza e sofferenza sembrano davvero poter essere il collante sia nel mondo della Sanità che del Teatro! “Alea iacta est cara” Francesca, diceva un tuo concittadino famoso, e a noi non resta altro che andare avanti, sempre con umiltà!”
                                                          Roberto Farruggio
Qui alcune info su Francesca https://www.studioemme.net/artisti/francesca-nunzi/#curriculumincontrai

Primo seminario 25 ottobre 2019

Clicca sulle immagini sotto e visualizza la brochure del primo seminario dell'ottobre 2019 presso l'ASP Ragusa

Alcuni momenti degli incontri del seminario 2019

Role playing formativo - seminario ottobre 2019

Guarda gli altri video di role playing

SE MI BUTTO DAL SETTIMO PIANO, MI SPARANO!

I DOLORI DELLA SIGNORA FRANCESCA

Portare il Teatro, la cultura, la disciplina e la didattica del Teatro all’interno di un seminario sanitario che miri a valorizzare la terapia del sorriso come sbocco “quasi” naturale dalla sofferenza della malattia è il progetto di “Con il sorriso sulle labbra”. Un sorriso che si tende a scovare dappertutto e che del binomio sofferenza/leggerezza faccia un percorso obbligato soprattutto dal punto di vista formativo, perché “il confine tra la comicità e la drammaticità è molto labile” (cit. Giulio Bonetti alias Gigi Proietti nel film “Un’estate al mare” di Carlo Vanzina) 

Il Teatro della Salute

di Salvatore Schembari

Venerdì mattina, 16 ottobre scorso, ho partecipato, su invito del Direttore Salvatore Guastella, responsabile dell’ Ufficio per la Formazione dell’ASP di Ragusa, al 2° laboratorio con Francesca Nunzi, brava e famosa attrice romana. Ho partecipato con curiosità, ma anche con senso di attrazione verso una attività artistica, la teatroterapia, utilizzata come strumento di cura e terapia all’interno delle strutture sanitarie.

Sono sempre stato convinto che le artiterapie, all’interno delle loro differenti specificità, hanno una cosa in comune: creare emozioni, elaborare le  ansie, le paure e le inquietudini delle persone, per liberare  tensioni, attraverso un processo di purificazione psicofisico; ma la teatroterapia ancora di più, perché rappresenta storie di vita, simili al proprio vissuto, contrassegnato dalla malattia o da uno stato di disagio psicologico, descritte con ironia, con un linguaggio e una movenza del corpo che provocano momenti di rilassamento e di liberazione dal peso dei nostri cattivi pensieri. Quindi la presentazione di un progetto avente una funzione terapeutica e riabilitativa, con il coinvolgimento dei medici e degli operatori sanitari.

 Il progetto “ Con il sorriso sulle labbra”, mirabilmente spiegato dal referente Roberto Farruggio, ha avuto come seguito lo scambio di opinioni e il racconto di esperienze vissute nell’ambito sanitario dai medici, psicologi, assistenti sociali e altri operatori sanitari presenti, che hanno messo in luce la necessità di umanizzazione nei rapporti con i pazienti e la necessità di utilizzare tutti gli strumenti possibili per allentare le tensioni collegate alla malattia. La sera ci siamo ritrovati al Circolo Nuovo di Ragusa, dove un team di attori e orchestrali ci hanno intrattenuto con musica e sketch, collegati al progetto “ Con il sorriso sulle labbra”, dandoci un esempio di spettacolo da portare nelle corsie degli ospedali.

Penso alla bontà e finalità di questo progetto, che ritengo utile, come strumento terapeutico e riabilitativo da organizzare in modo strutturato e stabile, nell’ambito delle Aziende Sanitarie. Quindi creare una sorta di “teatro della salute” che contempli otre agli attori, la partecipazione dei medici, del personale sanitario e dei pazienti, con storie di vita legate alla malattia e alla sofferenza, ma anche alla guarigione e alla speranza, attraverso l’ironia, lo scherzo, la battuta, con il sorriso sulle labbra.

Ho partecipato a questa iniziativa nella qualità di Presidente del Comitato Consultivo Aziendale, un organismo istituzionale interno all’Azienda Sanitaria Provinciale, che raggruppa ben 38 associazioni e organizzazioni rappresentative dei cittadini, degli utenti e degli operatori sanitari, che segue la salute e il benessere di tanti soggetti fragili: anziani, disabili, ammalati di patologie gravi. Abbiamo tutto l’interesse in ciò che aiuta a star bene le persone che soffrono , che sono ammalate, e hanno bisogno di essere curate, ma anche di alleviare e allentare le tensioni, le ansie, le paure, con grande beneficio dal punto di vista psicosomatico.

                                               

Salvatore Schembari  – Presidente Comitato Consultivo Aziendale ASP7 Ragusa

CLICCA SUL LOGO E LEGGI IL RESOCONTO DEL PRIMO SEMINARIO SU QUOTIDIANOSANITÀ.IT/SICILIA

Ascolta il contributo del Dr. Salvatore Guastella, psicologo e psicoterapeuta ASP7 RAGUSA

2° Seminario - ottobre 2020

Clicca giù sulla brochure per ingrandirla

IL SEMINARIO "CONILSORRISO" SULLE LABBRA 2020

Grazie a Tiziana Agosta e alla sua esperienza da volontaria per questa testimonianza che ancora una volta centra il focus di “Con il sorriso sulle labbra”. Anche da una breve narrazione come questa, gli spunti per riflettere e sorridere sono tanti, Del resto, cos’è una riflessione se non l’anticamera di un sorriso? Quell’ “ucciateda ro suli” o raggio di sole che dir si voglia, altro non è se non uno spunto su cui poter costruire sia una narrazione formativa sanitaria che un testo, una musica, una poesia che emozioni e faccia nascere un .. sorriso.. grazie ancora Tiziana a nome di tutto lo staff di “Con il sorriso sulle labbra”!
Occhiali di merda” è una breve sit com ispirata a un episodio narrato dalla Dr.ssa Barbara Iacono, psicologa e psicoterapeuta, al primo seminario di “Con il sorriso sulle labbra” svoltosi presso l’ASP7 di Ragusa nell’ottobre del 2019. In realtà l’episodio denotava e denota ancora un aspetto di sofferenza di cui è stata vittima una persona nel corso di una visita da uno specialista. Dal racconto di sofferenza è stato tratto uno script opportunamente riadattato in una versione quanto più brillante possibile proprio per estrarre dallo stesso, oltre al momento formativo svolto in seminario, il lato ironico atto a generare il sorriso terapeutico. 

Un'importante riflessione a cura del Dr. Rocco Cesare Parisi

Laboratorio “Con il sorriso sulle labbra”
In data 17 ottobre 2020, si è svolto presso l’aula multimediale di Piazza Igea, un laboratorio di recitazione, volto a migliorare il rapporto Operatore sanitario/Utente (paziente).
Naturalmente si è dato ampio spazio alla comunicazione, fatta di parole e mimica, ove spesso è proprio la mimica a trasmettere all’utente (paziente, interlocutore, destinatario del messaggio), ciò che il mittente (operatore sanitario, locutore), vuole intimamente comunicare.
Da qui sorge l’interessamento al linguaggio utilizzato, il quale nel suo percorso evolutivo, nato da gesti imitativi, indicativi e grida, è arrivato, come ipotizzava Condillac a un periodo di transizione, in cui gesti e parole fungevano simultaneamente da canali per esprimere il linguaggio ed ecco così nascere la complessività del linguaggio, fatta di gesti, suoni e parole, le quali assumono un significato convenzionale, rispetto una determinata collettività, che le utilizza.
Ad oggi, quindi l’attività teatrale, fatta di interpretazione di copioni, i cui attori, attraverso skills specifiche, riescono ad arrivare velocemente ed incisivamente allo spettatore, particolare è la mimica, spesso tralasciata dagli operatori sanitari, la quale riesce ad arricchire e accompagnare il messaggio, che si vuole trasmettere.
L’essere Umano nella sua complessività è un insieme di pensieri, parole ed emozioni, in particolare nei pazienti sofferenti e con deficit, le funzioni più elevate del linguaggio sono compromesse e spesso, un messaggio attraverso la parola, il ragionamento critico e razionale non arriva; e allora l’operatore come un attore di teatro, per raggiungere tramite il linguaggio un paziente, è necessario, arrivare al piano emozionale, attraverso un gesto, la mimica, una mano sulla spalla, ecc. Si riescono a trasmettere, molte più informazioni, che con un intero discorso.
Durante il laboratorio con l’attrice Francesca Nunzi, vi è stata la rappresentazione di un copione scritto da Roberto Farruggio, intitolato “Occhiali di merda”, a interpretarlo, vi sono stati l’attrice Giulia Guastella e una dipendente sanitario, la Dr.ssa Angela tebaide, sotto attenta osservazione e regia di Francesca Nunzi.
Il tutto si svolge in uno studio di psicoanalisi, ove la psicoanalista in un giorno di pioggia incontra una paziente molto esuberante e originale, la quale, si è rivolta alla psicoanalisi, in quanto ha avuto in fase adolescenziale problemi a rapportarsi con l’altro sesso. E come in un classico la paziente s’innamora della psicoanalista, violando così il setting terapeutico, ovvero il contratto stipulato implicitamente Psicoanalista/Paziente, non è più rispettato lo spazio fisico e l’operatore non è più neutrale, ma è coinvolto. Durante la seduta di psicoanalisi la paziente, tenta più volte di avvicinarsi all’analista e cerca il contatto con gli occhiali di quest’ultima. Gli occhiali in quanto accessorio è a stretto contatto col viso,  di chi li indossa, come può essere un anello, un bracciale o anche una mascherina, molto utilizzata negli ultimi mesi a seguito delle norme di contenimento COVID-19.
Chi andrebbe mai a rimuovere una mascherina a un conoscente o al proprio medico, senza violare l’intimo di quest’ultimo?
La paziente nella ricerca del contatto, quasi certamente cerca di entrare nell’intimo della psicoanalista e durante la rappresentazione accade, che vengono invertiti i ruoli; la psicoanalista una volta divenuta paziente per qualche minuto apre completamente se stessa alla paziente, ritornando successivamente alla sua posizione.
In conclusiva dalle attività svolte, si evince la necessità di potenziare le capacità comunicative, degli operatori sanitari, attraverso laboratori specifici, al fine di garantire sempre più un’assistenza individuale, dove i messaggi trasmessi dall’operatore sono decodificati dall’utente, in modo chiaro e veloce, nell’ottica di ottenere una migliore Compliance da parte del paziente e operatori coinvolti nel processo comunicativo in modo neutrale e professionale.
Dr Rocco Cesare Parisi – ASP7 Ragusa

Salvato dal Coronavirus

Vi ho mai raccontato di come il Coronavirus mi salvò la vita? Sì, avete capito bene, mi salvò la vita, anche se, detto così, può sembrare assurdo. E forse questa storia in parte lo è.

Tutto ebbe inizio la mattina del 3 aprile del 2020. Eravamo nel pieno del lockdown. Io e Marco, mio figlio, abitavamo nella vecchia baita in montagna, che io stesso avevo costruito circa trent’anni prima, in una zona abbastanza isolata, circondata da boschi rigogliosi e distante circa cinque chilometri del centro abitato più vicino. Per combattere la noia, in quei giorni non facevamo altro che mangiare e scolare birre, tanto che i primi effetti di quella dieta ipercalorica cominciavano a manifestarsi, soprattutto all’addome e ai fianchi del sottoscritto, dal momento che non praticavo alcuna attività fisica. Per me, comunque, era come se non esistessero. Non li vedevo proprio.

Il weekend era alle porte e, ritrovandoci piuttosto a corto di viveri, Marco decise di andare a fare un po’ di spesa. Prima della diffusione della pandemia ci andavamo sempre insieme, ogni sabato, ma le restrizioni del governo ora lo vietavano, così decisi di rimanere in casa. Non avevo scelta.

«Papà, hai detto che ti serviva anche uno spazzolino e della schiuma da barba. Giusto?» fece Marco.

«Sì. Prendi anche delle lamette… e ricordati di portare la mascherina, se no al supermercato non ti fanno entrare.»

Mi salutò e se ne andò. Sentii la Ural, la mia vecchia moto dotata di sidecar che da qualche anno ormai guidava solo mio figlio, allontanarsi scoppiettando lungo il sentiero che scendeva a valle. Dal rumore mi resi conto che una candela era da sostituire.

 Ero nella mia camera da letto, al primo piano, intento ad ascoltare una trasmissione di vecchia musica jazz alla radio, quando sentii che la porta d’ingresso, al pianterreno, era stata aperta. Erano passati appena cinque minuti da quando Marco era uscito, così pensai che avesse dimenticato qualcosa e fosse tornato indietro per prenderla. Anche se non mi era sembrato di sentire di nuovo lo scoppiettare della Ural. Immaginai che fosse a causa del pezzo di Dizzy Gillespie che stavo ascoltando a volume alto. Forse, pensai sorridendo, quello sbadato aveva scordato proprio la mascherina che qualche secondo prima di uscire gli avevo raccomandato di portarsi.

Sentii il rumore dei cassetti del mobile all’ingresso che venivano aperti, ma notai due anomalie: la prima era che non si trattava del tocco delicato di mio figlio, la seconda era che al rumore dell’apertura non corrispondeva quello della successiva chiusura, segno che i cassetti erano lasciati aperti. Anche questo era piuttosto strano. Era nostra abitudine richiudere tutto subito. Sì, avrete notato che sono un tipo piuttosto attento a ciò che sento. Vi spiegherete tra poco il perché.

Abbassai il volume della radio e provai a chiamare mio figlio: «Marco, sei tu?»

Non ottenni alcuna risposta, ma i rumori, all’istante, smisero. Qualcuno era entrato a casa mia, ne ero certo, senza chiedere permesso e senza rispondere alla mia domanda. Brutto segno! Cominciai ad allarmarmi, non perché sia un fifone, quanto perché essendo cieco ­– sì, sono diventato cieco da qualche anno, avevo dimenticato di dirvelo – non avrei potuto difendermi come si deve da un’aggressione fisica. Inoltre, temevo per mio figlio, che sarebbe potuto tornare da un momento all’altro.

La prima cosa che feci fu proprio quella di metterlo in guardia. Dopo essermi chiuso nel bagno, gli telefonai e gli sussurrai ciò che temevo: che qualche malintenzionato si fosse introdotto in casa. Gli raccomandai però di non tornare, se non in compagnia dei carabinieri o della polizia e di allertarli immediatamente. Avrei potuto farlo io stesso, lo so, ma temevo che non me ne avrebbero lasciato il tempo. Ora sapevano che in casa c’era qualcuno.

Marco, ascoltando le mie parole, si allarmò in una maniera che non gli avevo mai riscontrato. In genere riusciva a mantenere la calma in ogni situazione. Quella volta, invece, iniziò a balbettare e mi raccomandò di nascondermi, magari nel bagno, e chiudermi a chiave. Gli dissi di sì per farlo stare un po’ più tranquillo; entrambi i suoi suggerimenti, però, sarebbero valsi a poco: il primo perché avevo fatto sapere io stesso all’intruso, o intrusi che fossero, di essere in casa, il secondo perché la porta del bagno della mia stanza e quella della camera stessa erano da sempre sprovviste di chiave. Forse mio figlio non ci aveva mai fatto caso.

Quando staccammo, rimasi qualche secondo immobile, sperando che gli intrusi, accortisi della mia presenza, si fossero dati alla fuga, ma i passi di qualcuno che saliva la scala fecero svanire ogni mia speranza. Tesi l’orecchio ed ebbi la definitiva certezza che si trattasse di più d’una persona. Mi sentii in trappola!

Nonostante tutto, non mi persi d’animo, ma anzi nacque in me proprio in quel frangente la determinazione forte di difendere la mia casa a ogni costo. Sapevo bene che il mio handicap avrebbe reso quell’impresa particolarmente ardua, se non impossibile, considerata anche la mia inferiorità numerica, ma ero al tempo stesso consapevole di disporre di un’arma raffinatissima ed efficace: la mia fantasia, tramite la quale avrei potuto trovare una immediata soluzione. Grazie al mio lavoro di sceneggiatore e romanziere, infatti, avevo a lungo esercitato la mia immaginazione, tanto da renderla pronta e performante alla stregua di un muscolo ben allenato. Così mi diedi subito da fare e iniziai a spremere le meningi. Il colpo di genio, meglio delle mie migliori aspettative, arrivò in un lampo. Passai il polpastrello dell’indice sul ripiano del comò per raccogliere un po’ di polvere – sapevo che in quella stanza non ne mancava – e la cacciai dentro le narici. Corsi verso il mio comodino e recuperai gli occhiali scuri. Li indossai e, senza perdere tempo, afferrai il bastone da cieco. Intanto cominciai ad avvertire il pizzicore al naso. Determinato a portare a termine il mio piano, mi diressi verso il corridoio, stavolta però con calma e senza mostrare segni di agitazione.

Appena aperta la porta, percepii subito le due presenze, a pochi passi da me, che se ne stavano immobili e in silenzio, certamente a fissarmi.

«Marco, sei un bel po’ in ritardo» dissi sorridendo nella loro direzione. «Hai comprato tutto?»

Poi, muovendo il bastone davanti a me alla maniera dei ciechi, lentamente avanzai. Intanto la polvere, cui da sempre sono allergico, provocava in me la reazione che desideravo: sentivo prudere il naso e lo stimolo fortissimo di starnutire, ma mi trattenni.

«Chissà se hai infettato qualcuno al supermercato» dissi mostrando un sorriso malizioso. «Se sapessero che entrambi abbiamo il coronavirus…» A quel punto, assecondando lo stimolo che io stesso avevo provocato, presi a starnutire nella loro direzione.

Il mio comportamento ebbe l’effetto sperato e immediato. Li sentii indietreggiare. Avanzai ancora, continuando a starnutire con vigore e senza pararmi la bocca, fin quando sentii l’inequivocabile trambusto prodotto da qualcuno che precipita dalle scale. Udii imprecare uno di loro, mentre l’altro prese a dirgli: «Andiamocene! Filiamocela che è meglio!»

Sentii la porta d’ingresso che si apriva e la voce di qualcuno che da fuori intimava: «Mani in alto!»

La Polizia e mio figlio erano arrivati qualche istante prima, ma avevano preferito non entrare subito per non mettermi in pericolo. I due balordi, appena si videro circondati e sotto mira, non provarono nemmeno a scappare. Seppi in seguito che alzarono le braccia in segno di resa e s’inginocchiarono.

Oltre alla refurtiva, in parte trafugata proprio dalla mia casa, furono trovati loro addosso due grossi coltelli a serramanico, uno dei quali ancora sporco di sangue. Si scoprì che i due balordi, qualche ora prima, avevano rapinato una baita poco più a valle. Il vecchio proprietario, che aveva avuto la sfortuna di essere in casa, era stato immediatamente accoltellato a morte.

Vi ho spiegato così come il coronavirus, pur senza entrare nel mio corpo, quella volta mi salvò la vita.

 

 

 

Il "Teatro della Salute", del benessere e le "Risate Sanitarie"

La foto di gruppo in basso della soprastante immagine è un take del 26 ottobre 2019

Il teatro della salute (così come si è espresso  il Presidente del Comitato Consultivo Aziendale ASP7 Ragusa, Salvatore Schembari) crediamo si possa anche riassumere nel concetto di #risatesanitarie  che è l’appendice teatrale dei seminari di formazione de “Con il sorriso sulle labbra”. In verità l’idea di Teatro qui è variegata. È il teatro della salute, come formazione del personale e degli operatori sanitari, dal punto di vista dell’approccio al paziente che può beneficiare proprio delle regole e dei principi della cultura teatrale; ma è anche l’intrattenimento non fine a se stesso, dove “da storie di vita vissuta si generi  il benessere sanitario e la speranza viva della guarigione attraverso l’ironia, lo scherzo, la battuta, la musica, il monologo, in una…  il sorriso“. Questo è ciò che abbiamo fatto alla conclusione della due giorni dell’ottobre 2020 portando sul palcoscenico del Circolo Nuovo Ragusa l’esempi o di un format teatrale dal titolo “Risate Sanitarie, tratto dai racconti di medici ed operatori nei giorni dei seminari con il coordinamento artistico dell’attrice Francesca Nunzi.
L’evento formativo “Con il Sorriso sulle Labbra” è stato occasione di incontro e formazione inconsueto e, se vogliamo, singolare in cui la straordinarietà del tema affrontato si piega in più direzioni disponendosi su più contenuti e assumendo altrettanti significati. È stato innanzitutto oggetto di costante interesse di noi tutti, partecipe di spontaneità ed inventiva, pur essendo naturalmente innaturale ai professionisti della sanità, solitamente abituati e spesso stretti in ruoli predefiniti, non facilmente disposti a porsi in gioco. E il gioco, offerto al tavolo formativo e consumato dai noi commensali/discenti è il grande gioco del teatro, del fare e del sentire, del raccontare interpretando, dell’impersonare storie non solo personali, passando terapeuticamente dalla drammaticità al sorriso sulle labbra” (Dr. Riccardo Lantieri – Dirigente Psicologo).
Gli interventi filmati relativi a D.O.C. proposti da OfficinOff di Scicli hanno molto a che fare con la psicologia e la psichiatria, dato che ciò che è stato rappresentato riguarda molti disturbi psichici. Segnaliamo l’intervento della Dr.ssa Valeria Alescio, Psicologa Clinica la quale presente allea serata ha evidenziato come psicologi, psicoterapeuti e gli psichiatri non sono stati assolutamente citati nel corso di tutta la serata, pur parlando, per l’appunto, anche di disturbi psichici (DOC e Sindrome di Tourette). La spiegazione è di carattere tecnico organizzativo in quanto l’intervento in presenza di OfficinOff (poi cancellato perché 6 attori su piccolo palco, con tutti i movimenti scenici che che si accompagnano allo svolgimento della scena potevano comportare qualche problema dal punto di vista dei protocolli Covid) doveva essere preceduto da una presentazione del medesimo, attraverso un monologo, in cui il tema sarebbe stato affrontato con l’inevitabile citazione della categoria. Ci scusiamo per questo malinteso.
 
Quando ero piccolo, mio papà mi portava dal medico per i vari controlli legati all’età. Mi ricordo che da un certo momento in poi il medico cominciò a chiamarmi Robertone. Ogni volta che arrivavamo allo studio del medico o che lui venisse a casa, il suo primo intercalare era… “ciao Robertone!”. E ciao Robertone uno, e ciao Robertone due, io mi resi conto di una cosa, che ogni volta mi faceva sentire ancora più vecchio e un dubbio mi assaliva sempre più spesso. “Ma non è che il mio medico volesse fare il geriatra e non il pediatra????”. Misteri della professione medica, della personalità dei medici. Che poi a pensarci bene, questi medici fanno il giuramento di Ippocrate, giuramento scritto per entrare nella scuola e nell’arte medica, almeno così recitano le fonti. Pare che Ippocrate lo scrisse nel quarto secolo A.C. quando ancora non è che ci si potesse affidare a Nostro Signore per scongiurare qualsiasi problema con il medico,  con le malattie, non so.. diagnosi sbagliate… prescrizioni di medicinali errate… no….. . A quei tempi te la potevi prendere solo con il medico., a parte gli dei, e questo ha generato una capacità di sopportazione nei medici molto blanda. Essa si è via via affievolita nel corso dell’ultimo millennio vessati, i nostri cari medici, dall’ansia tipica del paziente, dalla presunzione assoluta di ogni paziente che sembra sapere sempre più del suo medico. Le storie, credeteci, sono tante, e noi abbiamo riassunto qualcosa così!

La musica di "Con il sorriso sulle labbra"

La musica vuole essere un altro capitolo di “Con il sorriso sulle labbra”. Del resto la musica non è altro che una forma d’arte che ben convive con il Teatro, il Cinema, con l’Arte in generale. I testi qui sotto fanno parte di un primo esperimento musicale con il quale narrare, anche qui, storie di vita connesse con la Sanità. Al momento ci fermiamo qui e vi rimandiamo a quando, ai testi qui sotto, si accompagnerà la musica… e speriamo pure le immagini….. dato che per ora ve ne sta almeno una alquanto bizzarra…. 
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                    Con il sorriso sulle labbra

Eccomi qui seduto da te ho dolori alla pancia perché
forse ho mangiato più del dovuto qualcosa di forte ho bevuto
Qui nel tuo studio si parla di tutto e c’è pure chi è uscito da un lutto
è una litania c’è poca allegria che fa rima con aerofagia
Non mi dire ti prego che questa è la vita, prescrivimi un Ansioten                                                                                    
poi stasera ripassi il tuo prontuario oppure studia la filosofia Zen
Rit. Con il sorriso sulle labbra mi vien voglia di star con te… proctologo… 
con il sorriso sulle labbra vado in coma tre volte al dì
Con il sorriso sulle labbra l’ipercolesterolemia… mi tira su
con il sorriso sulle labbra il day hospital è una SPA…
Poi verso casa ritorno distrutto e non posso mangiare il prosciutto
in tasca il tuo foglio con su scritto il rimedio che mi svuota pure il portafoglio
tu mio caro dottore tu fai come tanti mi curi con l’integratore
lo ricordo senz’ansia io bambino giustificato era il terrore….
Rit.
Con il sorriso sulle labbra mi vien voglia di star con te… proctologo… 
con il sorriso sulle labbra vado in coma tre volte al dì
Con il sorriso sulle labbra l’ipercolesterolemia… mi tira su
con il sorriso sulle labbra il day hospital è una SPA…
… ma cosa è cambiato che cosa è successo adesso mi vieti anche il sesso
la colpa mi dici è di un esserello un virus che attenta al mio…. 
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UOMINI SEMPLICI
(maieroi)
Certo, ci vuole coraggio a vincere sempre e a farlo così, ma noi che non siamo gli eroi di questo tempo audace di questa moda che va, noi che vogliamo  restare sempre uguali a noi stessi con le nostre facce noi con i nostri perché farciti di dubbi e da molti però.
Spesso ad una avventura abbiam detto di no per la nostra paura, ma noi siamo fatti così preferiamo il silenzio ad un giorno di gloria, noi che guardiamo negli occhi chi domani poi spera  in un giorno migliore, e i sogni appesi a un sorriso le mani intrecciate “io ce la farò”
Noi che affrontiamo la notte,  in stanze di luce e di vite al di là noi siamo maschere e visi di cuori a metà Noi, che non siamo guerrieri facciamo soltanto il nostro dovere noi siamo sguardi discreti su corpi distesi
Maieroi
Maieroi
Maieroi
Maieroi
E la sera siamo stanchi ma di che di restare intrappolati in un cliché, pensiamo a un sogno amore mio perché noi siamo quello che siamo, spegniamo la luce e dormiamo con Dio perché noi siamo Uomini semplici (maieroi)

STORY TELLING

                                            A fianco del coraggio

Avevo un appuntamento di lavoro quel giorno. Uscii relativamente presto da casa. Mi pare che in quel periodo lei fosse in ferie dal lavoro. Quando ritornai mi sembrò strano non trovarla. Rientrò, e il suo viso era rigato da copiose lacrime. Quella mattina qualcosa dentro di lei aveva cominciato a funzionar male e le abbondanti tracce di sangue davanti ai suoi occhi erano ancora vivide nella sua mente. Ci sedemmo, parlammo, mi raccontò. Il medico le aveva subito prescritto quell’odioso esame e i giorni seguenti passarono con un’ unica speranza in testa, che fosse solo un problema temporaneo e non grave. Il giorno dell’appuntamento in ospedale, per quel controllo, si presentò quasi senza soluzione di continuità da quell’attimo mattutino tinto di rosso. La diagnosi fu quella che temevamo. Bisognava operare, urgentemente, bisognava tagliare ed asportare, e dopo sarebbe stato necessario un lungo periodo di cura. Fu un susseguirsi di immagini, di flashback, di momenti che mi vedevano con lei, davanti a un bar mangiando un gelato, giocando a tennis, a correre in palestra, su una spiaggia deserta a godere di un caldo sole ottobrino, sul ponte di una nave, sopra un aereo mentre faceva nervosamente finta di leggere un giornale al rovescio, davanti all’altare, tra gli artisti di Montmartre, ascoltando le note della Turandot dal palco del Bellini. Ricordi che pian piano furono soppiantati da altre immagini, ospedali, sale operatorie, cliniche, terapie debilitanti, consulti, analisi, controlli a cadenza regolare, attese piene di speranza, un nastro che si riavvolgeva e poi ricominciava a scorrere. Tanti anni di vita in cui abbiamo condiviso molteplici momenti di gioie e paure, riflessioni e spensieratezze, di colpe e virtù. Ricordi talmente nitidi che difficilmente dimenticherò, un puzzle d’emozioni in cui l’ultima tessera rivelerà la meta del viaggio che da quel giorno ho voluto condividere insieme a lei, mia moglie. Adesso è tempo di vivere il presente e di raggiungere quella meta. Di farlo con il sorriso sulle labbra perché non si è mai da soli a combattere l’impari battaglia. Ospedali, cliniche, studi medici non sono luoghi in cui avere paura. Sono solo palcoscenici dove io e mia moglie impariamo a recitare delle parti secondarie, lasciando il ruolo da protagonisti ai medici e alla ricerca. Noi due, lo so, diventeremo vecchi anche grazie a loro.

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