… “ci siamo anche noi”, per esempio, è ancora un grido d’allarme che risuona spesso nelle relazioni che vedono interpreti le donne nei vari rapporti interpersonali. Sembra quasi che l’universo sia prettamente maschile e per chi scrive, da sempre convinto della superiorità del femmineo nei confronti del nerboruto mascolino, come se fosse necessario un toc toc delle donne alle porte della società civile. Con una relazione difficile, la donna è quasi messa all’angolo, un angolo da cui è difficile svincolarsi per tanti motivi, perché spesso rimane sola, appesantita anche da problemi lavorativi e, soprattutto, esposta al giudizio collettivo se dovesse optare per scelte che la portino ad abbandonare la famiglia, opzione questa resa sempre difficile dai tanti paletti che albergano nel suo cuore, sentimentali e filiali. Ecco dunque una semi libertà femminile che a volte sembra quasi considerarsi come un privilegio sotteso però al controllo maschile, troppe volte retaggio di una esecrata idea di patriarcato difficile da estirparsi e che lascia, ahimé, la donna in una posizione subordinata. A questo si aggiunge anche la necessità di conformare il linguaggio di oggi, spesso asincrono anch’esso, nel riconoscimento di titoli tra maschi e femmine (assessore o assessora?) al fine di una pari dignità. Infine, ma siamo ancora all’inizio, è stato ricordato anche l’impegno, all’interno dei posti di lavoro negli Enti Pubblici, affinché vengano attuate le misure e i principi di pari opportunità e di non discriminazione tra lavoratori e lavoratrici, soprattutto per evitare le differenze retributive, gender gap, tra uomini e donne che svolgono le stesse mansioni.