L'immagine del Percorso è stata curata da Kreativamente - Ragusa

I primi sostenitori del Percorso iniziato lo scorso 4 dicembre presso Permaflex Store Ragusa, continuato presso la Libreria Mondadori di Ragusa e in attesa della terza tappa che si svolgerà il prossimo 6 marzo presso la libreria Mondadori di Vittoria. Tutti gli Sponsor, fin dal primo incontro e man mano altri che si aggiungeranno, li ritroveremo per ogni singola tappa fino all'evento conclusivo teatrale di fine 2026. Eccoci dunque alla seconda tappa presso la Libreria Mondadori di Ragusa dello scorso 28 gennaio 2026

SVOLGIMENTO DEL PERCORSO...

2° tappa presso Libreria Mondadori Ragusa

Il video dell'incontro

Molti gli spunti che son venuti fuori da questo secondo appuntamento presso la Libreria Mondadori...

… “ci siamo anche noi”, per esempio, è ancora un grido d’allarme che risuona spesso nelle relazioni che vedono interpreti le donne nei vari rapporti interpersonali. Sembra quasi che l’universo sia prettamente maschile e per chi scrive, da sempre convinto della superiorità del femmineo nei confronti del nerboruto mascolino, come se fosse necessario un toc toc delle donne alle porte della società civile. Con una relazione difficile, la donna è quasi messa all’angolo, un angolo da cui è difficile svincolarsi per tanti motivi, perché spesso rimane sola, appesantita anche da problemi lavorativi e, soprattutto, esposta al giudizio collettivo se dovesse optare per scelte che la portino ad abbandonare la famiglia, opzione questa resa sempre difficile dai tanti paletti che albergano nel suo cuore, sentimentali e filiali. Ecco dunque una semi libertà femminile che a volte sembra quasi considerarsi come un privilegio sotteso però al controllo maschile, troppe volte retaggio di una esecrata idea di patriarcato difficile da estirparsi e che lascia, ahimé, la donna in una posizione subordinata. A questo si aggiunge anche la necessità di conformare il linguaggio di oggi, spesso asincrono anch’esso, nel riconoscimento di titoli tra maschi e femmine (assessore o assessora?) al fine di una pari dignità. Infine, ma siamo ancora all’inizio, è stato ricordato anche l’impegno, all’interno dei posti di lavoro negli Enti Pubblici, affinché vengano attuate le misure e i principi di pari opportunità e di non discriminazione tra lavoratori e lavoratrici, soprattutto per evitare le differenze retributive, gender gap, tra uomini e donne che svolgono le stesse mansioni.

Il contributo di Alessandra Santy Melizia

Sono un’autrice creativa e lavoro all’incrocio tra narrazione, antropologia e poesia. La mia ricerca artistica esplora la fragilità come forma di conoscenza, la cura come gesto politico gentile e la possibilità di creare linguaggi nuovi per raccontare l’umano attraverso le emozioni. Sono insegnante di scrittura creativa e terapeutica, attività che svolgo insieme a medici psicologi e psichiatri. Questo lavoro lo porto avanti con passione per la convinzione dei benefici della scrittura. Collaboro con associazioni no profit di promozione della cultura e della scrittura (la Via del sale, Genova Cultura e Unitre). Dopo una lunga esperienza negli ambienti burocratici, ho deciso di dedicarmi agli studi umanistici e a pratiche di scrittura performativa, sviluppando un approccio ibrido che unisce analisi, immaginazione e ritualità. Sono ’stata responsabile del Centro Civico Buranello di Genova. Ho diretto processi creativi collettivi, curato progetti culturali e costruito dispositivi narrativi cercando di trasformare l’esperienza individuale in materia condivisa. Vivo tra Genova e la Sicilia, mia terra d’origine, portando avanti progetti di direzione creativa e ricerca narrativa. Mi piace scrivere. Mi piace molto la poesia ma anche i romanzi sono la mia passione. Il libro di esordio è #lladri di felicità un romanzo e un viaggio alla ricerca della felicità. Un libro scritto e pubblicato con Riccardo Rossi Editore. Nella storia, ho usato il gallo Cesare come metafora, con un obiettivo di far tornar bambin gli adulti e ai bambini far comprendere le difficoltà della vita. Il libro ha in allegato una commedia che è stata recitata da bambini.Nel 2024 ho pubblicato Cento e lode (Siciliano editore) Il libro è un viaggio poetico in cento tappe, dove ogni poesia è un microcosmo di cento parole esatte, con la lode finale libera. Un esercizio di precisione e profondità, in cui la brevità poetica diventa intensità. In queste composizioni esploro la vita, l’amore, l’emigrazione, la solitudine, la rinascita, l’anoressia, la bellezza e il dolore, componendo un mosaico di emozioni che si leggono in un soffio ma sperando possano restare a lungo. Nel 2024 con Santelli Editore ho pubblicato Keope nello spazio, un viaggio intergalattico che intreccia mitologia egizia e riflessione cosmica. Questo libro è stato composto a quattro mani con lo psichiatra genovese Giuseppe Botto. In questa opera l’obiettivo prefisso quello di analizzare la dimensione femminile e la difficoltà delle donne a realizzare i sogni in sintonia e a volte in contraddizione con la visione maschile e soprattutto psicologica. Collaboro con la fondazione il Gatto Certosino contribuendo alle pubblicazioni annue. Nel 2025 è uscita la plaquette Parole senza rumore dedicata a Montale alla quale ho contribuito con Parole con il silenziatore (e un po’ d’amore) 

Genova, 13 gennaio 2026

RAGUSA, 28 GENNAIO 2026

“Quando le parole curano. Quando le parole feriscono. L’Equilibrio sociale

Sono *Alessandra Santy Melizia. Oggi porto qui, non solo un intervento, ma un atto di responsabilità collettiva, un viaggio da Genova a Ragusa, che ho fatto con gran piacere. Per questo motivo desidero ringraziare tutti Voi che avete organizzato questo incontro.

Parliamo di violenza. Non solo quella che lascia lividi sulla pelle. Parliamo della violenza che lascia lividi nel linguaggio, nell’immaginario, nella cultura.

  1. La visione

Le parole curano, le parole feriscono. L’equilibrio sociale è un delicato fiore rosa che ignorato, diventa un pugno di ferro.

  1. Il senso dell’incontro

Dare voce a chi è stato messo a tacere è il primo passo per restituire dignità, libertà e futuro. Il rispetto non è un privilegio: è un diritto. Contrastare violenza di genere non è solo compito delle leggi. È un gesto quotidiano, una scelta, un posizionamento della società. Davanti alla violenza, la neutralità, il silenzio, diventano complicità. Finché anche una sola persona vivrà nella paura per il solo fatto di essere donna e quindi diversa dall’immaginario del potere, questa battaglia non potrà dirsi conclusa.

  1. Le radici culturali – La narrazione che ci ha cresciuti

La violenza non nasce dal nulla. Nasce da una cultura che per secoli ha raccontato le donne come sacrificabili, colpevoli, punibili.

Rigoletto – Gilda, la donna sacrificabile

La musica la esalta, la storia la annulla.

Madame Bovary, punita per aver desiderato

Il linguaggio la giudica prima ancora che la storia inizi.

Anna Karenina, punita per aver scelto

La sua morte è un monito culturale: una donna che desidera è pericolosa.

Queste non sono storie antiche. Sono ancora il modo in cui la società racconta e giudica le donne.

Oggi? Oggi accade ancora.

La storia di Giulia Cecchettin e altre storie ce lo ricordano che la violenza che ha attraversato e attraversa il Paese. Le donne pagano con la vita il semplice atto di scegliere per sé. Non sono casi isolati: è il riflesso contemporaneo di una stessa narrazione antica. Una narrazione che ancora oggi punisce le donne quando affermano la propria autonomia, quando dicono “no”, quando rivendicano libertà, quando non restano nel ruolo previsto.

La cultura che ha giudicato Emma Bovary non è scomparsa. Ha solo cambiato forma. E continua a colpire.

Malattie sociali

  1. Il patriarcato come malattia sociale

Il patriarcato non è un’opinione. È un sistema. Un clima che assegna ruoli rigidi, normalizza la violenza, romanticizza il controllo, giustifica l’abuso. Si trasmette culturalmente. Si manifesta nel linguaggio. Si diffonde attraverso i media. Si cura solo collettivamente. E noi siamo qui per questo: per iniziare la cura.

  1. Il linguaggio come primo luogo della cura o della ferita

Quando un giornalista racconta un femminicidio, non sta solo riportando un fatto. Sta modellando l’immaginario collettivo.

Parole sbagliate creano narrazioni sbagliate:

“Raptus” assolve.

“Gelosia” romanticizza.

“Era vestita così” colpevolizza.

“Lui era un bravo padre” umanizza l’aggressore.

“Lei voleva lasciarlo” trasforma la libertà in provocazione.

Ogni parola sbagliata è una ferita culturale. Ogni parola giusta è un atto di cura.

  1. L’autonomia femminile negata: la radice invisibile della violenza

Troppo spesso la violenza non nasce da un gesto improvviso, ma da una sottrazione lenta, quotidiana, quasi impercettibile: la sottrazione dell’autonomia. L’autonomia femminile viene limitata in molti modi: nelle scelte economiche; nelle scelte professionali; nelle scelte affettive; nelle scelte di tempo, spazio, libertà; nelle scelte di linguaggio e rappresentazione.

Una donna che non può decidere per sé, che deve chiedere il permesso, che deve giustificare ogni passo, non è libera: è controllata. Il controllo è la forma più antica e più silenziosa di violenza. La mancanza di autonomia non è sempre evidente. A volte è mascherata da “protezione”, da “preoccupazione”, da “è meglio così”, da “ci penso io”.

Ma ogni volta che una donna viene esclusa da una decisione che la riguarda, ogni volta che la sua voce viene considerata meno autorevole, ogni volta che il suo desiderio viene interpretato come capriccio, ogni volta che la sua indipendenza viene percepita come minaccia, si sta costruendo il terreno su cui la violenza può germogliare. L’autonomia non è un lusso. È un diritto

 

fondamentale. E’anche un DOVERE. È la condizione minima per esistere come persona intera. E quando una donna possiede la propria autonomia, non sta solo cambiando la sua vita: sta cambiando la cultura.

  1. Educare al linguaggio che libera

Se vogliamo cambiare la cultura, dobbiamo partire da dove la cultura nasce: nelle scuole, nelle famiglie, nei luoghi in cui le parole diventano identità.

Il linguaggio professionale, istituzionale, quotidiano è ancora troppo spesso declinato al maschile. Non perché manchino le donne, ma perché manca il riconoscimento.

Educare al linguaggio paritario significa: mostrare che ogni professione può avere più di un volto; insegnare che le parole non descrivono solo il mondo: lo costruiscono; dare ai bambini e alle bambine la possibilità di immaginarsi ovunque; restituire alle donne la presenza linguistica che per secoli è stata negata.

Non è una moda linguistica. È giustizia simbolica. È equità. È possibilità. Il linguaggio è il primo luogo in cui si costruisce la parità. Ed è il primo luogo in cui può essere tradita.

  1. La parte poetica Il rito della presenza Ci… si. Amo

Ci 1: donna che non ha più voce, ma ha lasciato un’eco.

Ci 2: due occhi che hanno visto troppo e hanno imparato a guardare oltre.

Ci 3: tre volte in cui ha detto “sto bene” mentre cadeva a pezzi.

Ci 4: quattro mura che non l’hanno protetta, ma lei le ha attraversate.

Ci 5: cinque dita che tremavano e ora stringono altre mani.

Ci 6: sei volte in cui è rinata senza che nessuno se ne accorgesse.

E poi ci sono tutte le altre: quelle senza numero,quelle senza nome, quelle che il mondo conta solo quando è troppo tardi.

Oggi no. Oggi le contiamo vive.

Oggi le contiamo presenti. Oggi le contiamo intere.

Ci sono.

Ci 6.

Ci siamo.

Ci… si Amo.

  1. Chiusura – La cultura come cantiere

La cultura non è un paesaggio: è un cantiere. Noi siamo gli operai di quel cantiere. Le parole sono mattoni. Le narrazioni sono fondamenta. Le storie sono architetture. Costruiamo un mondo in cui nessuna donna debba più morire per essere libera, desiderare, scegliere, vivere. La violenza si combatte con le leggi, ma si previene con la cultura. La cultura si cambia con le parole.

Messaggio finale

«Sono figlia delle stelle e madre del mio cammino». È un mantra che unisce origine e destino. Dice che vieni da lontano, ma che la direzione la scegli tu.

 *Alessandra, come già Emanuele Cavarra, farà parte del gruppo di artisti che si cimenteranno nella creazione di un’opera d’arte che sarà presentata nel corso della Conference@Show teatrale dedicata al tema della violenza di genere a dicembre 2026 o gennaio 2027. Grazie! 

GALLERIA FOTOGRAFICA

Clicca sull'immagine sotto per le info sul primo incontro presso Permaflex Store Ragusa!

Prossimo incontro, venerdì 4 marzo presso:

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