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“Brillo e la carrozzina spaziale” e “Brillo e la Compagnia dei nonni”

Sono i titoli di due brevi racconti che vogliamo donare alle scuole primarie e alle scuole secondaria di I grado. Dopo le esperienze realizzate o che stanno per concludersi con il Centro Ascolto Duchenne di Vittoria (distrofia muscolare di Duchenne e di Becker) e il Centro Educativo Alzheimer di Ragusa (Alzheimer e demenze) abbiamo tanto materiale da poter trasformare con un linguaggio semplice (e che speriamo invogli alla lettura) il giovane pubblico in due storie di fantasia. Non si tratterà ovviamente di esposizioni scientifiche ma, appunto, di storie immaginate in cui Brillo si troverà alle prese con le due patologie. Esse faranno da sfondo alle vicende nelle quali si misurerà con altri personaggi che le vivranno con lui.

Il tutto rientra nel percorso intrapreso con Si… l’idea è buona! che mira a portare le informazioni, assunte durante i vari momenti dedicati alla causa sociale perseguita, alla riflessione dei più piccoli. E ci auguriamo che le storie possano diventare un collante tra bambini e genitori e tra questi ultimi e gli insegnanti. Sarebbe bello che esse costituissero una forte motivazione al confronto tra diverse generazioni, lo spunto per affrontare certi argomenti non certo per impaurire ma per discuterne insieme e scoprire quante persone si danno da fare ogni giorno per aiutare chi è meno fortunato di noi. Non sono certo io il primo a sostenerlo ma se si affrontassero in famiglia e nella scuola determinati argomenti fin dalla tenera età forse la società di oggi sarebbe meno liquida e… psichedelica! Al di là di questo, incontrare a scuola insegnanti, genitori e alunni, creare un conciliabolo tra voci diverse in cui si informi e si rifletta su temi sociali può essere il primo gradino per portare dentro le scuole, anche con l’aiuto di artisti e volontari, temi sociali diversi tra loro e condire il tutto con la creatività, l’arte, l’esempio.

Sotto, l’incipit di “Brillo e la carrozzina spaziale” (in cui si presentano i personaggi principali), dedicato al tema delle distrofie e malattie neurodegenerative.

“INTRODUZIONE

Brillo è una lampadina ma, nonostante il sostantivo di genere femminile, egli è un maschietto, un adolescente, una sorta di eroe delle nostre storie concluse sempre con un finale che sia da insegnamento ai suoi amici, bambini, ragazzi e anche, perché no, adulti. È studioso, è rispettoso degli altri, ha le sue passioni -la scrittura, una fervida immaginazione- e forse l’unico difetto che gli si può imputare è una eccessiva fiducia nei sogni, che per lui sono tutti realizzabili se ci si crede davvero, e una eccessiva ansia che spesso gli fa perdere fiducia in se stesso.

La signora Abatjour è la mamma di Brillo, una signora che lo induce sempre a scovare la luce, anche se tenue, nelle storie in cui Brillo si imbatte, la luce dell’insegnamento. È una casalinga, da sempre con la passione del cucito e della cucina e, quando occorre, dotata di una tenacia mascolina con cui riesce sempre ad essere d’aiuto a Brillo e al marito Lampione.

Il signor Lampione è il papà di Brillo, ex campione di illuminazione stradale da giovane, ha aperto un negozio di materiale elettrico nel centro della città in cui la famiglia ora risiede, ed ha anche lui delle passioni, oltre al lavoro, soprattutto sportive. Da giovane, per l’appunto, oltre ad essere stato un campione di illuminazione cittadina, fu anche un discreto calciatore e tennista amatoriale. Spesso, se nel campo in cui giocava con gli amici andava via l’illuminazione, il Sig. Lampione attivava la sua luce personale e il gioco poteva continuare perché, come amava  ripetere, mens sana in corpore sano, cioè, la mente si conserva al meglio in un corpo sano e ben allenato. E questo, dopo tanti anni, lo ripete anche al figlioletto Brillo.

In realtà la famiglia composta da papà Lampione, mamma Abatjour e Brillo non appartiene al genere umano. Essi hanno comunque un’anima, pensieri umani, arti che assomigliano a quelli degli umani anche se le mani (che sembrano ricoperte di un esile stoffa) hanno quattro dita e sono di un giallo fluorescente), il viso con occhi, naso e bocca (niente orecchie però benché ci sentano benissimo) perché quando arrivarono sulla terra da un altro mondo fu fatto in modo che acquisissero più o meno fattezze e dimensioni proprie dei terrestri, sia da adulti che da adolescenti, proprio come Brillo e i suoi genitori.

Una mattina di qualche tempo fa (siamo sempre ai nostri giorni), Brillo e papà Lampione uscirono presto per andare a correre, come del resto facevano tre a volte a settimana. I due fecero una leggera corsetta e poi tornarono a casa, in garage, per fare qualche esercizio fisico che riattivasse al meglio tutti i loro circuiti. Mamma Abatjour era intenta a preparare la colazione in cucina ma proprio quella mattina successe qualcosa che avrebbe cambiato la storia di quella giornata e dell’intera settimana. Brillo, mamma Abatjour e papà Lampione avrebbero conosciuto, tra gli altri, uno strano “signore”, XB58A, che veniva da lontano, un bambino, di nome Luca, che di quel signore aveva bisogno, e un bizzarro personaggio che si faceva chiamare Lucio dal ghigno poco rassicurante, e della cui conoscenza Brillo, mamma e papà avrebbero fatto volentieri a meno.

Ma andiamo con ordine, e scopriamo il mondo segreto di Brillo! ….” … ..

 

 

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